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La
danza dell'Appennino bolognese è documentata fin dai tempi
di Giulio Cesare Croce nel XVII secolo. Nei suoi versi nomi
di arie ancora oggi danzate. Le arie di danza ci sono state trasmesse
per iscritto fin da quell'epoca come è il caso del Bergamasco,
anticamente detta Bergamasca, che tanti riflessi ha avuto sulla
storia della musica occidentale.
Il Bergamasco, al giorno d'oggi, risulta danzato solamente in Emilia
Romagna: nelle valli dell'Appennino Bolognese e nel faentino.
Una continuità straordinaria dovuta all'opera di musicisti
semiprofessionisti, violinisti, come la famiglia Minelli
di Gaggio Montano, in valle del Reno e le famiglie Gorieri e Benni,
Rossi, Naldi Lanzarini a Monghidoro, in valle del Savena. Più
tardi, dal secolo XIX in poi, anche suonatori di organetto bolognese,
fisarmonica e strumenti a fiato da banda.
Le loro orchestrine, solitamente familiari, hanno tramandato un'eredità
musicale per ben cinque secoli, fino ai giorni nostri.
Così si ritrovano documenti e spartiti nelle biblioteche
storiche dei Conservatori di Musica Italiani, delle Cappelle di
Corte, nei manuali di danza; come nel caso, ad esempio, dello Spagnoletto,
nei manuali per apprendere a suonare il violino o il liuto, fin
dal XVI secolo e infine nella pratica tradizionale, tramandataci
dalla memoria dei suonatori in differenti versioni e negli spartiti
dei maestri delle orchestrine e delle bande
La
Compagnia del Maggio, I Suonatori
"d'l'Aqua fredda" e I
Suonatori della Valle del Savena, sono i gruppi musicali
che fanno parte dell'Associazione. La loro attività è
finalizzata a promuovere la conoscenza del canto tradizionale e
della musica della montagna bolognese nelle diverse occasioni aggregative
(Cantar maggio
) o in forma di spettacoli all'esterno e a
sostenere l'attività di ricerca, di documentazione e di formazione.
Hanno al loro attivo la partecipazione a rassegne di musica etnica
e popolare in Italia e all'estero e la registrazione di dischi e
di CD, distribuiti da Albatros e da Nota editrice e di brani in
antologie nazionali e internazionali.
I
suonatori della Valle del Savena
"I suonatori della Valle del Savena" è un nome-contenitore
pensato negli anni '70 per presentare al pubblico di città
una testimonianza della cultura musicale delle valli bolognesi.
Sono diventati noti al grande pubblico negli anni '70 Melchiade
Benni, Primo Panzacchi, Bruno Zanella e Ariodante Minarini. Oggi
insieme al fisarmonicista Primo Panzacchi, Placida Staro al violino
e canto, Bruno Zanella alla chitarra e Ferruccio Fanti al clarino,
suonano altri suonatori della valle al basso, violoncello e violino
e batteria. Un gruppo che riunisce sul palco tre generazioni di
suonatori, tutti nati da un apprendistato tradizionale; eseguono
quindi il repertorio dei balli antichi "ad orecchio",
insieme al liscio elaborato attraverso le esperienze delle orchestrine
più moderne. Il repertorio dei Suonatori della Valle del
Savena dell'ultima generazione è quindi di circa trecento
balli.
Come le precedenti orchestrine esegue balli buoni per la Val di
Savena, la Val di Setta, e la Valle del Reno: ruggeri, gighe, manfrine
e bergamaschi, salterelli, in due stili differenti.
I
Suonatori "d'l'Aqua fredda"
È
un progetto dei Suonatori della Valle del Savena.
La compagnia, formatasi nel 2000, si è stabilizzata con Placida
Staro, Elisa Lorenzini al violino e Bruno Zanella alla chitarra
bolognese con l'intervento di Massimo Zacchi al violoncello e Lele
Roda al basso e di altri giovani violinisti dell'Associazione. I
suonatori di orchestrina della Valle del Savena da due secoli, ma
si suppone fin dal XVI secolo, hanno elaborato un repertorio di
circa novanta melodie di balli antichi, dei "modelli"
adattabili alle differenti occasioni ed agli stili dei diversi borghi.
Il gruppo esegue manfroni, manfrine, gighe, saltarelli, contraddanze,
quadriglie ed altre danze del repertorio di ballo staccato dell'Appennino
bolognese e lo straordinario repertorio di liscio montanaro, in
uno stile originale elaborato dai violinisti della valle del Savena
tra il XVII e il XIX secolo.
La
Compagnia del maggio
“La compagnia del maggio” riunisce un gruppo di soci
dell’associazione “ e bene venga maggio”, che
ogni anno a maggio compie il tradizionale giro di questua augurale
per i borghi del paese, insieme, naturalmente, ad altri canterini
e suonatori che si associano liberamente per l’occasione.
Un tempo, durante la stagione invernale, le veglie nelle case fornivano
l’occasione per lavorare insieme, scaldarsi, raccontarsi e
cantarsi. Oggi queste persone si trovano, con il coordinamento di
Massimo Zacchi, per cantare un repertorio di canti, serenate, stornelli,
strofette da ballo e ballate e naturalmente, per stare insieme e
raccontarsi.
“La compagnia del maggio” ha partecipato ad incontri
e rassegne:
ad Asolo alla rassegna “Le cante onte” nel 2002
a Bellaria alla festa “Una borgata che canta” nel 2003
ad Arsita (Teramo) nel 2003
a Doccia (Firenze) per rappresentare “La Pia dei Tolomei”nel
2005
a Rore (Cuneo) alla “Festa d’la rua” nel 2006;
a Montereggio (Massa Carrara) per il Cantamaggio nel 2007.
Alcuni loro canti sono stati inseriti nell’opera Maria Grillini
e il canto delle donne antiche, tre CD sul canto tradizionale curati
da P. Staro e editi da Nota ed. Udine 2001.
La loro attività è documentata nei DVD:
... e grazie per la permissione
di Marco Ruggeri e Placida Staro
Monghidoro, e bene venga maggio, 2003
Cori, canti e balli a Rore
a cura di Placida Staro - Riprese e montaggio di Marco Ruggeri -
Fotografie di Giorgio Polmoni. Monghidoro, Associazione e bene venga
maggio – 2007
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